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MUNARI  E LA CERAMICA

 

MUNARI dice...

...Le esperienze plurisensoriali sono quelle da far fare al bambino perché fanno capire nel modo più diretto possibile un fenomeno; quando saranno più grandi allora si potrà dire a loro tutto il resto, ma bisogna sempre dare le informazioni secondo la capacità di comprensione di coloro che abbiamo davanti. È inutile che noi facciamo discorsi troppo elevati ad un bambino che non ha la possibilità di capire...
...mettere le mani su blocchi di argilla plasmabile, manipolarla, sporcarsi le mani, fare, schiacciare, arrotolare, rifare, appiccicare pezzi tra loro, staccare, fare la sfoglia, texturizzarla (facilissimo questo, roba che i bambini capiscono e fanno in un minuto) distruggere, fare tante palline, impastare tutto e fare un altra cosa.
Che cosa? Quello che vuoi!

…Nel metodo si è cercato di trasmettere delle tecniche, ossia degli strumenti di comunicazione in maniera creativa, cioè unendo la libertà alla conoscenza; solo in questo caso conoscenza non è condizionamento.
Il primo risultato è la meraviglia il bambino si accorge che con la forchetta non solo si può mangiare, ma anche incidere dei segni sulla creta: sarà l'autostrada? sarà la pioggia?
Gli adulti parlano di texture, di distruggere gli stereotipi, lui continua a giocare e intanto impara il linguaggio delle forme e dei colori.
Il gioco della ceramica viene quindi assunto attraverso un insieme di notizie pratiche, dove il libero e il fare con l’argilla viene orientato attraverso un itinerario didattico di tecniche di ceramica...
 

Alla luce del pensiero di Bruno  sopra citato è necessario riflettere e pensare che quando  si ha a che fare con dei bambini si deve prendere atto che ognuno di loro è diverso per inclinazione, per gusto, per capacità, per attitudini.
Essi vanno messi nelle condizioni di esprimersi a loro modo, suggerendogli solo il metodo di lavoro “come si fa a fare”.
Questo perché un bambino non può sviluppare la sua creatività se non basandola sulla “conoscenza”, che una volta acquisita gli permetterà di esprimersi liberamente.
E in tal merito, quando nel 1982 sono entrata nel laboratorio del Museo, il metodo era ancora in fase sperimentale; ho cercato, come Bruno voleva, dopo una mia prima valutazione e sperimentazione, di codificarlo, anche in una prospettiva a lungo termine di una programmazione del “fare” visto il grande consenso che aveva e che avrebbe avuto il laboratorio da lì in poi.
Per cui ho riorganizzato il percorso metodologico tenendo presente due cose: prima la trasmissione reale dei principi del metodo, secondo i bambini nel loro decorso evolutivo.
A tal scopo ho tracciato una successione, non casuale, di azioni che permettono l’acquisizione delle tecniche di ceramica con sviluppo dei rispettivi concetti in esso contenuti, in una progressione di tecniche che va dal semplice al complesso.
Il metodo inizia con “la manipolazione guidata” percorso questo di manipolazione della materia, che ho creato appositamente per sottolineare la sensibilità e il pensiero di Bruno di come egli desse molta importanza al lavoro sensoriale sui materiali; poi si arriva alla tecnica delle “perle di vetro “, in un cammino pedagogico didattico operativo scisso in due tempi.
La prima parte più semplice ed essenzialmente materica come: manipolazione guidata, texture per impronta e traccia, calco in gesso, lucignolo, palline, sfoglia.
La seconda parte più complessa con utilizzo di macchinari e materiali tra loro diversi come: trafila piccola, trafila media, trafila grande, terre colorate, decalcomania, ingobbio graffito ed ingobbio colorato, perle di vetro.
Il metodo di base cioè il METODO BRUNO MUNARI©, dà i pre-requisiti; pre-requisiti necessari per attuare in un secondo tempo percorsi didattici di avanzamento che io ho creato tra gli anni ’80 e ’90 sempre con l’avvallo di Bruno, percorsi questi più complessi ma non per questo meno creativi.
La visita al Museo è posta in tutta questa operazione come ultimo passaggio, ma non per questo meno importante, anzi l’operare prima, il capire come si fa una certa cosa, è il presupposto ideale per attuare le condizioni necessarie per capire meglio le opere d’arte esposte, e diventa così in questo caso la verifica, il gioco visivo di un gioco pratico fatto precedentemente.
Il Museo via via diventa un contenitore non solo di oggetti da riconoscere e capire i suoi codici, ma diventa un contenitore di colori, un contenitore di formati, un contenitore di superfici e quant’altro, fino a diventare finalmente, un contenitore a misura di bambino.

MUNARI dice...

...la terza fase consiste nel porre ai bambini un problema; cosa possiamo fare con tutto quello che abbiamo imparato?
Ecco la fase della progettazione vera e propria, progettazione condotta dall’estro e dalla logica delle tecniche, progettazione che permette ad ogni individuo di sviluppare la propria personalità e di dar corpo a qualcosa che comunichi il suo messaggio personale agli altri. Nessun modello da copiare quindi, ma tecniche da imparare per progettare quel che si vuole...