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MABILAB come didattica e oltre...


Perchè MABILAB?,

acronimo dei cognomi e nomi di Bruno Munari e Ivana Anconelli.

E perchè è nato?, perchè dopo un viaggio durato ormai decenni ho sentito la necessità di accasarmi, trovare un luogo stanziale dove poter creare le mie cose come ceramista e fare quelle di Bruno come didatta.

L'opportunità giunse prima con l'arrivo di una mia allieva ora nota artista ed estimatrice del mio Maestro. La quale mi propose di dividere con lei il suo studio, ho condiviso per due anni uno spazio bello e arioso dove in continuazione nell'aria correvano svolazzando i colori e le forme di Fiorenza Pancino, mentre le mie ceramiche decorate con texture facevano da contralto rigoroso al libero gioco di Fiore, gioco artistico questo, che Bruno avrebbe molto amato.

E ora dopo due anni di questa attività è nata nella mia mente poi nel mio cuore“MABILAB”,progetto che si è concretizzato in uno spazio in via Micheline n.4 .

Lo dovevo a Bruno

 

L'incontro.
Assieme ad altre colleghe di scuola ero stata invitata dai dirigenti del Museo ad assistere all'inaugurazione del laboratorio di didattica, che a breve , avrebbe aperto le porte agli insegnanti ed agli studenti della città. Eravamo nel 1979.
Questo signore era al centro del laboratorio e spiegava a noi docenti con parole semplici e dirette i contenuti del suo progetto: come far lavorare i bambini con la ceramica.
Ricordo che pensai “ che bella cosa far lavorare i bambini con le argille come già faccio”
Ricordo anche che pensai di documentarmi meglio su quel signore , così buffo che sembrava uno gnomo dei boschi che diceva però cose molto interessanti..
Nel parlare ci fece entrare nel suo mondo fatto di tante cose, ma soprattutto ci fece capire la sua curiosità  del provare a progettare con qualsiasi materiale, la sua curiosità sulle cose, sui materiali, il suo rispetto per la natura che amava; profumava di buoni valori legati al bello e al semplice.
Come è strana la vita a volte: quando tutto sembra a posto, tutto organizzato e preordinato – matrimonio, lavoro, vita sociale come in un puzzle – ecco che arriva l'imprevisto che ti fa cambiare tutto; il modo di vivere, pensare, lavorare ed agire. Insomma ti modifica la mente e la vita.
Questa cosa apparve ventisette anni fa, in una mattina uggiosa di un freddo mese di novembre. Piccolo di statura, con una folta capigliatura bianca, due occhi vivacissimi sempre in movimento, sormontati da un paio di occhialini tondi che sembravano ruote di bicicletta.
Era BRUNO MUNARI, e da quell'incontro nacqui una seconda volta.

MABILAB è nato per tutto questo, e anche per onorare e ricordare con il mio lavoro futuro la sua persona e il suo spirito . Bruno Munari  artista per tutti ma per me, persona rara, che ai miei occhi ha personificato e personifica come un'icona, non un maestro ma IL MAESTRO, quello vero; quello che ti ama per quello che sei, per le tue capacità, per le fragilità, ma anche per la volontà che metti in azione per migliorarti. E, come tale, dispensava pillole di conoscenza , di allegria, di stupore ( insegnandomi ancora a meravigliarmi nonostante l'età matura), pillole di umiltà perché si confrontava con tutti, ascoltava, e dava l'opportunità a tutti di stare con lui e con lui raccontarsi.
Un Maestro vero, che ti accompagnava per mano con acume, dolcezza, ma anche con rigore.
E, come diceva sempre, un laboratorio vive se è sempre in progress , se in continuazione sperimenta nuove possibilità per innovarsi. Spero di tenere fede a questo suo pensiero, anche attraverso MABILAB, uno spazio in cui si impara il  metodo  originario del maestro, per poi continuare ad innovarsi in una educazione permanente di psicologia operativa epistemologica.


COS'È UN SOGNO? non lo so, forse un non luogo , forse pensieri che non hanno ancora trovato casa, forse desideri non realizzati, un pasto pesante oppure una mancanza che si è fatta visione.
In ogni caso qualunque cosa essi siano, accompagnano i nostri sonni e ogni tanto si fanno vedere.
E uno di questi sogni si è fatto ricordare.
Dopo l'inaugurazione della mostra di Bruno Munari alla Besana nell'ottobre del 2007, sono tornata direttamente a Faenza; ero molto stanca non solo fisicamente (insieme alle mie colleghe avevamo allestito il laboratorio all'interno della mostra), ma anche mentalmente, per la partecipazione ad altri molteplici avvenimenti sempre a Milano, creati a corollario per la  stessa mostra.
La tensione, l'emozione, la gioia, per tante manifestazioni si sono trasformate così in un dolore fisico che si è esteso alle gambe, non permettendomi di addormentarmi, relegandomi in quella zona di dormiveglia, dove non sai se dormi o se sei sveglia fino all'arrivo dei sogni.

Lo ricordo ancora, non volevo dimenticarlo...
...sono in una stanza luminosissima, sono con altre persone ma non vedo i loro volti, come non ricordo arredi. Sento una voce che è nell'altra stanza, una voce che conosco, poi la voce è apparsa.
È Bruno, ma non il solito Bruno, ha i blue-jeans, una camicia bianca e sopra un gilet.
I suoi capelli sono pettinati in un altro modo, più lunghi, ma la cosa che mi meraviglia di più è che lui è senza occhiali. Sembra molto più giovane!
Mi viene incontro e mentre mi abbraccia mi dice ”Come sono contento di vederti!”
La sensazione del suo abbraccio è stata come una cosa reale, forte e di una presenza vera.  Si vede che sta bene nel posto dov'è ora.
Anche da questo sogno, il MABILAB ha preso forza, per concretizzarsi quasi come se lui lo volesse.